Emilio Vedova
"Un viaggio nel contrasto superlativo"
Simona Milan ci conduce in un viaggio emozionale nel mondo di Emilio Vedova, uno degli artisti più significativi del Novecento. La mostra, tenutasi lo scorso anno presso il Museo M9 di Mestre, ha offerto ai visitatori un’esperienza unica tra tele potenti, sculture monumentali e il linguaggio visivo inconfondibile di Vedova. Attraverso il racconto dell’autrice, riviviamo la tensione tra caos e ordine, materia e spirito, che rende l’opera di Vedova un’eredità artistica senza tempo.
Ci entri piano alla mostra, varchi la porta quasi chiedendo il permesso ad un ospite non più terreno ma ancora dannatamente presente già dalla locandina.
Percorri i primi passi in armonia con quelli dell’artista. Quadri piccoli, descrittivi, già forti di episodi successi e vissuti ingiusti. Morte, guerra, dolore.
Ti viene voglia di passare oltre in fretta, mano alla pancia che si contrae.
Il passo si fa più deciso e prosegui verso la maturazione del quasi astratto visionario.
Scritte giornalistiche legate ai fatti spagnoli dell’epoca franchista con percezioni buttate in faccia dall’autore.
Voglia di trasformazione, di riuscire ad entrare nella cornice, ad accompagnare la tela.
E ancora…volti la testa a sinistra e qui…il balzo si fa importante.
Grandi costruzioni in pezzi di legno grezzi recuperati; scomposte, arrampicate e sospese verso il soffitto, quasi a volerlo perforare.
Ti ritrovi in un viaggio all’interno di un corpo. Queste sculture-costruzioni, purtroppo non più interattive come immaginate e vissute dall’artista, ti catturano, ti conducono mentalmente nel suo di viaggio. Confondono, stimolano, incuriosiscono. Fino a farti venire la voglia di andare oltre la legge del rispetto. Voglia di toccare, di scontrarsi, di abitare queste “Strutture volanti”.
Già sei nel tuo “cammino di Santiago”...ti specchi, ritrovi, comprendi, vai in crisi…ma prosegui.
Girando l’angolo, come Alice, rimpicciolita o ingigantita, spazi intorno.
Tondi enormi astratti nel rosso e nel nero. Appesi, distesi, appoggiati. Violenti ti scuotono lo sguardo e ti rubano l’anima.
Ci senti passione, dolore, denuncia…a volte contrasto, caos, voglia di andartene o di farli tuoi.
Ti ritrovi, alla fine, in un ammasso di giganti tele mono e bicromatiche gettate, di proposito, alla rinfusa e ti chiedi il perché…non riesci a vederle tutte. Guardi attraverso, di sbieco, cerchi, scruti ed infine ti siedi di fronte e aspetti…che quell’emozione tagliente si plachi, che il respiro ritorni normale.
Ti chiedi per un attimo se, uscendo, avrai voglia di parlare, di esternare.
Opto per rimanere con tutto quel colore addosso, la forza del materiale ed immateriale impressa negli occhi e nella mente, il cuore rimbombante.
E ringrazio silenziosamente il lascito caotico, l’eredità, il genio immenso di questo artista dell’infinito.
Simona Milan
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