La recensione...

Quando entri nell'atelier/laboratorio di questo artista e spazi lo sguardo intorno, ti ritrovi in un mondo a parte...se guardi fuori dal finestrone industrial a riquadri, quasi puoi uscire e rientrare come fosse un portale...e ti immergi nella varietà di opere variopinte che catturano l'anima. 

Da una parte il rinnovamento di un materiale ritenuto il più delle volte scarto inquinante. 

Pezzi e sacchetti di nylon ripresi e saldati a caldo su cornici che faticano a trattenerne la vivacità e l'esternazione. Come fusi a pennellate di colore. 

Ci trovi la bellezza della vita o la passione nel descrivere e passare il testimone su fatti atroci accaduti realmente. Squarci di vita e morte. 

Catturato il pensiero, il sentimento, la passione e l'ingiustizia. 

Tutto ripreso e collocato in un astratto creativo e lungimirante. 

Dall'altra parte quasi sculture...normografi giganti fluorescenti a evidenziarne spessore e tridimensionalità. Rivisti con lettere e numeri "fuori sede". Il vuoto ed il pieno. Il messaggio di non rimanere "dentro i bordi" diventa critica costruttiva, ribellione animica. 

Si da un nuovo nome ad un elemento così statico, preciso, squadrato, di scrittura perfetta. 

L'imperfezione diventa arte contemporanea, con codici personali buttati in faccia a chi ci si specchia. 

L'animo di questo artista spazia dalla sensibilità più profonda alla capacità di eleggere semplici materiali o strumenti ad elementi di denuncia, di "uscita dal gruppo", di protesta. L'uso del filo spinato come inserimento forte ti scuote. Rende lo spettatore nudo, con poche certezze in mano e tanta voglia di partecipare alla visione vera della vita, costretta da regole e bugie di questa nostra società a volte imbarazzante. 

E metti dentro, fantasticamente, un pezzetto di te in ogni sua composizione, che sia quadro o normografo modificato. Quasi a volerne far parte per sempre. 

Alla fine, a malincuore, lasci il laboratorio...e ti senti ricco. 

Come all'uscita da una conferenza interessante. Migliaia di parole da sistemare e poche , giuste, corrette domande. 



Link alle opere di Maurizio Bucca:




...l'intervista

Maurizio Bucca, artista mestrino.
Opere in fusione di plastica e lavorazione di plexiglass, filo spinato e materiali riciclati. 

 

  • Buongiorno Maurizio, come si è sviluppata la tua formazione artistica? 

Io nasco autodidatta. Disegnavo da ragazzino. Per lo più figurativo. Abbandonato molto presto e poi ripreso a 25 anni di età. 

Ho uno zio ed un fratello pittori con una formazione accademica...ma io non seguivo loro. Ho sempre avuto voglia di fare le cose per conto mio. 

Le mie preferenze erano comunque più legate alla Pop-Art, a Basquiat, ai Secessionisti austriaci. 

 

  • Perché l'uso della plastica come materiale vivo? 

L'ho sempre vista in giro come materiale di scarto, con la rivoluzione industriale la plastica è diventata un notevole componente e quindi anche un rifiuto ingombrante. 

Ho cominciato a raccoglierla e, con l'uso del fuoco, a fonderla, renderla liquida, creando opere artistiche. Ha una capacità di trasformazione e movimento notevole. Si crea usando gli scarti. 

 

  • Il filo spinato...si trova in varie tue opere. Pittura-scultura? 

Il filo spinato lo uso spesso sia per il suo significato storico di limitazione e ghettizzazione, ma anche perché è un elemento forte che arriva a tutti. L'ho usato spesso in opere rivolte ai bambini o che parlavano di bambini. La guerra per esempio, la distruzione. Il filo spinato è, purtroppo, nel bagaglio collettivo... 

 

  • I Normografi modificati, una novità statica rispetto al movimento della plastica nei quadri? 

Per me i normografi sono stati e sono un'espressione artistica di denuncia, di pensiero critico. 

Ho sempre ammirato questo oggetto di scrittura perfetta. Ho voluto uscire dagli schemi. Le lettere ed i numeri fuori posto sono un simbolo di uscita dalle regole imposte, di ribellione comune allo stare statici ed inermi. Una critica alle imposizioni a livello culturale, politico e sociale. Nazionale ed internazionale. 

 

  • Burri...cosa hai preso e cosa ti ha influenzato di questo artista molto simile al tuo modo di osare? 

A dir la verità, quando ho cominciato a fondere plastica e farne quadri, io, Burri, non sapevo nemmeno chi fosse. Hanno cominciato le persone intorno a me a parlarmene e vederne le somiglianze. Quindi, incuriosito, mi sono informato...ho letto di lui, della sua storia e cos'era la sua opera. Ho provato stupore sincero nello scoprire che il mio modo di creare è molto simile a questo grande artista e ne sono rimasto molto colpito. 

 

  • Qual è per te il grado d'influenza di una città d'arte come Venezia, qui a due passi? 

In realtà non mi sento veneziano pur vivendo a Mestre. Non ho avuto grandi influenze artistiche dettate dal luogo. 

In origine, un po' per l'ignoranza della cultura artistica, un po' perché di padre siciliano e quindi più sanguigno, sono stato più orientato ad esprimere la mia forza e rabbia interiore a modo mio, senza grandi incontri o folgorazioni di altri artisti o città d'arte. 

L'unica cosa che mi lega a Venezia è l'acqua, che rappresenta, assieme al fuoco, un mio elemento. La sua forza, la sua potenza...lo stare in acqua mi estranea dal mondo, Non ci sono rumori di fondo. Mi rappresenta : calma apparente e movimento in profondità. 

 

  • Quindi, Maurizio, arte come denuncia sociale, come grido al di fuori del coro? 

Assolutamente. L'arte può arrivare a tutti. E' un linguaggio dove ognuno può trovare e ritrovarsi. E' diretta e, spesso, può smuovere più di tante parole e spiegazioni. 

E' un mio sogno...il pensiero critico, la voglia di cambiare...Attraverso l'arte e l'espressione artistica si può aggregare e rivoluzionare questo mondo un po' troppo distruttivo e distrutto. Ne abbiamo bisogno tutti. L'arte è bellezza e, quasi un ossimoro, descrive molto spesso trame e fatti terribili. 

Ogni artista ha quasi il dovere di usarla come mezzo di informazione e trasformazione. 

Sperando si aprano un giorno gli occhi davanti ad un mondo nuovo di pace, di bambini felici, di unità e resilienza. Lo stiamo aspettando. 

 

 

 Simona Milan