"L'anatomia della realtà"

Critico d’arte e giornalista, Christian Humouda esplora l’arte con uno sguardo attento alla sua dimensione più viscerale e concettuale. In questa analisi dedicata a Francis Bacon, l’autore decifra la tensione tra forma e deformazione, carne e spirito, realtà e incubo. Un viaggio attraverso l’opera di uno dei più grandi maestri del XX secolo, dove la pittura si fa sensazione pura. 


L'anatomia della realtà Francis Bacon (Dublino, 28 ottobre 1909 – Madrid, 28 aprile 1992) C'è una ricerca stilistica e filosofica nelle opere di Francis Bacon, una tematica costante che situa e focalizza il suo campo d'interesse sul caos e la violenza dell'uomo contemporaneo. Quella del pittore irlandese è una visione artistica viscerale e profondamente legata ai drammi bellici e personali del suo tempo. I suoi lavori sono infatti una vera e propria dissezione della realtà visibile, che penetra come un bisturi nelle profondità dell'esperienza umana e la mostra nella sua accezione più autodistruttiva e deformante. Le opere rappresentate sono pertanto una commistione di essenza/assenza dell'immagine classica, “la cui figuratività essenziale, è ciò che pre-occupa la tela e di cui ci si deve liberare, non rimuovendola, ma negandola”. J. Deluze L'opera di Bacon non è un unicum stilistico, ma un insieme di fattori che si compongono per elementi successivi e creano una logica, all'interno di un'organizzazione identitaria, non più basata sulla riproducibilità dell'immagine ma sulla sensazione che lascia. Con i suoi cinquecentonovanta lavori, tra dittici, trittici, raffigurazioni di papi urlanti e sezioni di carne macellata, è difficile trovare un alpha e un omega definitivo per classificare la sua produzione artistica. Tuttavia, possiamo cronologicamente e contenutisticamente suddividere tre opere fondamentali che hanno segnato, o per meglio dire crocefisso, la sua vita artistica e personale. Three Studies for Figures at the Base of a Crucifixion" (1944) è il primo trittico, in ordine cronologico, e rappresenta tre figure antropomorfe che mutuano i loro natali dalle Furie dell'Oresteia di Eschilo. Il testo scritto poco prima della morte dell'autore, assume come tema centrale il trionfo del male tra gli uomini mostrando come la conclusione della guerra non segni la fine del male, ma piuttosto l'inizio di una nuova sequenza di eventi drammatici. "Three Studies for a Crucifixion" (1962): forse la composizione più iconica e famosa è una rappresentazione realistica e cruda della sofferenza umana composta da figure antropomorfe per metà umane e per metà animali. Qui il concetto di carne macellata non è da intendersi come carne morta, in quanto essa conserva tutte le sofferenze e i colori della carne viva. É' infatti proprio la sofferenza a rendere l'uomo non dissimile dalla bestia macellata. La carne diventa dunque una zona di indiscernibilità tra l'uomo e l'animale in cui il pittore stesso diventa l'oggetto del proprio orrore e della propria compassione. La vera svolta avviene però nel 1973 con il "Trittico maggio-giugno 1973". Il polittico è una risposta profondamente umana ed emotiva al suicidio di George Dyer, amante di Bacon. Il pittore non vuole ricordare l'uomo ma catturarlo nei suoi ultimi momenti: dapprima accovacciato su una tazza, mentre si contorce agonizzante e poi mentre vomita in un lavandino. La scena viene iconicamente illuminata da una lampadina che rende l'atmosfera ancor più spoglia e realistica. La rappresentazione si trasforma pertanto, per contenuto grafico e spirituale, in icona laica di amore, dolore e perdita. La geometria austera dell'ambiente e le frecce fluttuanti guidano lo spettatore attraverso gli ultimi istanti di Dyer accompagnati dalla figura di un pipistrello che si tramuta in creatura angelica e diviene altresì simbolo della soglia che separa la vita dalla morte. Bacon è un pittore viscerale, sempre in bilico tra violenza realistica e fragilità personale, questo movimento interiore non fa altro che aumentare il suo desiderio di spogliare l'essere umano della sua essenza estetica per rappresentarne la realtà oggettiva. La sua è una vera e propria decostruzione della figura umana, un processo laico, dove la “fede” trova una propria collocazione nella sensazione, ovvero in quella volontà di trascendere l'umano e rappresentarne la sua forma. La composizione pittorica infatti non ricerca mai la costruzione ma la decostruzione del corpo, la carne è dunque materia viva che non necessita di strutture ossee per esistere. La bocca e gli orifizi, elemento ricorrente dei suoi ritratti, diventano altresì punti di fuga dell'immagine dalla tela, ricreando spazi che trasformano la pittura in meta pittura. Le teste (non volti) di Bacon sono pertanto perennemente esposte a forze di pressione , isolamento, dissipazione, deformazione, che riflettono i battiti del tempo passato, formando un ready-made consumato e sempre più prossimo alla morte. L’atto pittorico ha dunque il compito di "realizzare la sensazione", liberare la figura dall'immagine rappresentativa attraverso una continua variazione e modulazione degli elementi pittorici, in un percorso ateo e umanissimo che lascia alla forma il compito di perdersi nell'oscurità. 

Christian Humouda – critico d’arte e giornalista