L'arte di Dario Damato è una finestra sul passato e sul futuro, un incantesimo che collega l'antico e il moderno. "L'androide del sole" sfida le convenzioni con la sua tecnica mista, combinando resina epossidica e polvere cementizia color neutro. Questa scelta audace di materiali conferisce alla superficie dell'opera una texture unica, quasi archeologica.
La figura centrale, un androide, emerge come una divinità futuristica, la cui testa è un simbolo di saggezza e potere. Questa rappresentazione non è casuale, ma profondamente radicata nella storia e nella filosofia della terra di Puglia, culla dei Dauni. I Dauni, un'antica popolazione vissuta nell'epoca post-ellenica ma prima dell'impero romano e del cristianesimo, sono il fulcro dell'ispirazione di Damato. Il loro legame con la terra e le loro iscrizioni enigmatiche si riflettono nelle intricate iscrizioni che adornano l'opera, richiamando le antiche scritture di popoli come gli Aztechi e gli Egizi.
Damato, oltre ad essere un artista, era un professore all'istituto d'arte e un filosofo appassionato della storia pugliese. Questa dualità tra educatore e creativo si manifesta chiaramente ne "L'androide del sole", dove ogni dettaglio è pensato per trasmettere un messaggio, per raccontare una storia. L'opera è un ponte tra epoche, un dialogo tra antichi simboli e moderne visioni, che invita l'osservatore a riflettere sul proprio posto nel continuum del tempo.