Riccardo Licata nasce a Torino nel 1929, ma si forma artisticamente a Venezia, città che segna profondamente il suo percorso. Fin da giovane sviluppa un linguaggio visivo unico, fatto di segni e simboli ripetuti ossessivamente, quasi come una scrittura automatica. Disegnava ovunque, su qualsiasi superficie, come se quei tratti fossero parte di lui, un’espressione interiore che non poteva essere contenuta.
Dopo gli studi all’Accademia di Belle Arti di Venezia, si trasferisce a Parigi nel 1957 grazie a una borsa di studio, entrando in contatto con artisti e intellettuali dell’avanguardia europea. L’influenza dell’arte segnica e informale lo porta a perfezionare il suo stile, creando una sorta di alfabeto visivo che attraversa la pittura, l’incisione, la ceramica e il mosaico. I suoi segni non sono semplici elementi grafici, ma una scrittura personale con cui cercava di esprimere qualcosa di trascendentale e spirituale.
C’era un ritmo nei suoi lavori, quasi musicale, come una partitura visiva in cui ogni tratto trovava la sua collocazione. Questo legame con la musica si riflette anche nelle sue collaborazioni con il teatro e con compositori contemporanei. La sua arte non racconta in modo diretto, ma evoca, lasciando spazio all’interpretazione personale di chi osserva.
Durante la sua carriera espone in importanti gallerie e musei internazionali, tra cui la Biennale di Venezia, la Triennale di Milano e numerose rassegne in Europa, Stati Uniti e Giappone. È stato anche docente presso l’Accademia di Belle Arti di Parigi e Venezia, trasmettendo il suo sapere alle nuove generazioni di artisti.
Questa continua ricerca ha reso il suo stile unico e riconoscibile. I suoi lavori sembrano custodire un alfabeto segreto, un linguaggio che non si legge ma si percepisce, un codice visivo che parla di equilibrio, energia e movimento. Riccardo Licata muore nel 2014 a Venezia, lasciando un’eredità artistica che continua a essere studiata e apprezzata.