Vincenzo Balsamo (Brindisi, 1935 – Roma, 2017) appartiene a quella generazione di artisti che hanno attraversato il Novecento vivendo in prima persona le trasformazioni della pittura italiana. La sua formazione inizia in una bottega artigiana, esperienza che gli fornisce un rapporto diretto con i materiali e con la disciplina del mestiere. In seguito si trasferisce a Roma, dove completa gli studi e entra in contatto con un ambiente culturale vivace, determinante per l’evoluzione del suo linguaggio.
Il percorso di Balsamo è segnato da una progressiva distillazione della forma. Le opere giovanili, ancora figurative, mostrano un’attenzione rigorosa alla struttura, al volume e alla luce. Negli anni successivi questa ricerca si orienta verso la scomposizione plastica della realtà: la fase definita “cubista” anticipa un interesse per linguaggi più sintetici e interiorizzati.
A partire dagli anni Settanta il suo lavoro approda a un’astrazione matura, caratterizzata da un equilibrio fra costruzione geometrica e tensioni liriche. Le composizioni non sono mai rigide: l’artista utilizza linee, campiture e intersezioni come strumenti per creare spazi visivi misurati, dove la razionalità convive con una sottile vibrazione emotiva.
È un’astrazione che riflette una lunga elaborazione personale, più vicina alla riflessione che alla spettacolarità.
Nel corso della sua carriera Balsamo alterna pittura e grafica, dedicandosi con costanza anche all’incisione. Il segno inciso gli offre un campo di concentrata essenzialità, coerente con il suo modo di ridurre la forma all’essenziale senza impoverirla.
La sua opera si colloca con coerenza nel panorama dell’astrazione italiana del secondo Novecento. Non cerca rotture radicali, ma uno sviluppo continuo del proprio linguaggio. Questa continuità, insieme alla qualità del disegno e alla misura dei rapporti cromatici, è uno degli elementi che lo rendono riconoscibile e apprezzato.
Nelle opere di Balsamo emerge una costante: la volontà di dare ordine allo spazio, rendendolo leggibile ma mai freddo. Ogni lavoro testimonia una ricerca lenta, meditata, costruita nel tempo.