Nato a Venezia nel 1936, Vincenzo Eulisse è stato un artista eclettico e profondo, un maestro capace di interpretare il suo tempo attraverso l’arte. La sua carriera iniziò presto, negli anni '50, con un’impronta fortemente legata al realismo sociale: dipingeva la vita dura degli operai, dei pescatori, delle persone che popolavano la sua città. Fin dagli esordi, mostrò una sensibilità rara e una straordinaria capacità di osservazione.
Negli anni '60, dopo un periodo di studio e riflessione in Germania, il suo stile si evolse verso l’espressionismo, arricchendosi di forza emotiva e introspezione. Fu allievo e collaboratore di Emilio Vedova, con cui condivise un dialogo artistico intenso e significativo, soprattutto durante l’esperienza della Sommer Kunstakademie a Salisburgo. Tornato a Venezia, Eulisse prese parte ai grandi dibattiti culturali della città, portando il suo contributo anche alla Biennale di Venezia, dove espose nel 1972 e nel 1976.
Artista impegnato, non solo nella sua arte ma anche nella società, nel 1986 realizzò un padiglione alla Biennale per denunciare l'apartheid in Sudafrica, un atto di protesta forte e coraggioso che testimoniava la sua convinzione che l’arte potesse essere un veicolo di cambiamento.
Per oltre 25 anni insegnò all’Accademia di Belle Arti di Urbino, formando generazioni di artisti con la sua passione e il suo rigore. La sua ricerca artistica non si è mai fermata, portandolo a esporre in importanti mostre sia in Italia che all’estero. Le sue opere sono un viaggio tra la materia e l’idea, tra l’intensità cromatica e la profondità del segno.
Eulisse è stato un uomo e un artista che ha saputo coniugare la bellezza alla denuncia, l’impegno sociale alla libertà creativa. Con la sua recente scomparsa, avvenuta nel 2024, Venezia e il mondo dell’arte perdono una figura straordinaria, ma la sua eredità vive nei suoi lavori e nel ricordo di chi ha avuto la fortuna di conoscerlo o ammirarlo.