Augusto Murer nasce nel 1922 a Falcade, tra le Dolomiti. Un paesaggio severo, fatto di neve, boschi e silenzi, che resterà per sempre nella sua arte. Scultore italiano tra i più riconosciuti del Novecento, ha saputo raccontare con la materia il dolore, la fatica e la dignità umana.
La sua formazione artistica inizia presto, ma è segnata soprattutto dall’esperienza della Resistenza. Durante la Seconda guerra mondiale partecipa attivamente alla lotta partigiana. Questo vissuto, lontano dalla retorica, sarà la radice profonda della sua opera: ogni figura che scolpisce sembra portare il peso della memoria.
Usa legno, bronzo, carta. La scultura per lui non è ornamento, ma necessità. I suoi soggetti sono madri, lavoratori, corpi nudi, crocifissi senza croce, partigiani. Figure sofferenti ma presenti, spesso tese, a volte spezzate, sempre vere. Ogni scultura, ogni disegno, ogni studio preparatorio diventa gesto umano che resta nel tempo.
Nel suo atelier a Falcade, circondato dai boschi, Murer lavora e accoglie. È un artista che non ama apparire, ma lascia parlare le opere. La sua poetica è fatta di materia viva, di memoria scolpita, di un’umanità che non cerca la perfezione ma la verità.
Muore nel 1985, lasciando un’eredità fatta di monumenti civili, opere pubbliche, disegni e studi preparatori che ancora oggi parlano a chi sa ascoltare. Augusto Murer è stato uno degli scultori italiani più autentici, capace di unire storia, carne e anima in un solo gesto.