Nella vibrante scena artistica della Venezia del primo Novecento, emergono i contorni nitidi e le sfumature di grigio dei lavori a matita di Marco Novati. Nato nel 1895, nel cuore di una città intrisa di storia e cultura, Novati trascorre la sua esistenza immerso in un ambiente che sarà sia la sua musa che il suo studio. La sua arte si nutre del respiro quotidiano della Venezia popolare, lontana dal glamour delle maschere e dalla teatralità dei palazzi sfarzosi, e si concentra invece sulle figure umane e sui paesaggi, testimoni silenziosi di un'epoca in trasformazione.
Autodidatta, con un pizzico di mestiere appreso nello studio di Emilio Paggiaro, Novati si distingue per un realismo crudo, spesso tingendosi di toni espressionisti. Questa combinazione unica gli permette di dipingere non solo ciò che vede ma di trasmettere anche ciò che sente, catturando l'attenzione di un pubblico che si ritrova nelle emozioni e nelle atmosfere delle sue creazioni.
Negli anni '50, Novati si afferma come designer presso la Fucina degli Angeli, dove la sua abilità nel disegno si fonde con il mondo del design, dimostrando la versatilità del suo talento. Partecipa a esposizioni nazionali, guadagnandosi il riconoscimento dei critici e degli appassionati d'arte. Nonostante ciò, sceglie di non unirsi ufficialmente alla Scuola di Burano, mantenendo la sua indipendenza artistica.
Le opere di Novati ci offrono oggi una finestra sul passato, attraverso la quale possiamo osservare la vita dei suoi contemporanei, nelle loro case e nelle campagne, nelle loro giornate di lavoro e nei momenti di quiete. Le sue vedute urbane e i suoi interni domestici sono così più che semplici ritratti: sono frammenti di storie, emozioni congelate nel tempo che l'artista ha saputo magistralmente conservare.
La sua scomparsa nel 1975 lascia un vuoto nell'arte veneziana, ma il suo lascito vive nei tratti decisi e nelle ombre profonde dei suoi disegni, che continuano a parlare a chi ha occhi per vedere e un cuore per sentire la Venezia meno conosciuta ma forse più vera, raccontata da Marco Novati.