Espen Greger Hagen, nato nel freddo di Trondheim nel 1964 e volato via troppo presto nel 2008, era un artista dallo sguardo profondo, capace di intrecciare le sue radici norvegesi con gli echi colorati dell'infanzia trascorsa sotto il sole di Tanzania. Dopo aver affilato la sua visione tra i segni della sua terra natale, si è lasciato modellare dalle esperienze formative a Vancouver e Amsterdam, emergendo nel 1990 con una maestria sia nel pennello sia nello scalpello. Gli anni di studio si trasformarono in un viaggio di scoperta attraverso i volti e le storie di nativi americani e messicani, con ritratti che vibrano del carattere autentico e indomito dei soggetti. Espen trovava l'anima attraverso le sue tele, conquistando gli occhi di Vancouver a Trondheim, di Oslo a Monaco. L'arte di Espen ha abbracciato l'amicizia e la collaborazione con Herman Brood, leggenda olandese, nel cuore degli anni '90. Insieme, hanno tinteggiato di rock and roll le loro tele, facendo echeggiare una simbiosi artistica unica. Espen, il protetto, il continuatore, ha lasciato il suo segno fino a quel tragico aprile del 2008, quando un arresto cardiaco ha spento la sua fervida creatività. Ciò che resta è l'arte, pulsante e pura, una finestra sui mondi che ha attraversato, su quelli che ha immaginato e su quelli che ha lasciato dietro di sé.