Manuel Silvestrin è uno di quegli artisti che non si possono spiegare con le categorie classiche.
Viene definito scultore, ma la parola è riduttiva: non scolpisce, modella, plasma, costruisce con le mani e con la mente, immergendosi completamente nel processo creativo. Le sue opere nascono da un’intimità profonda, quasi ossessiva, e questo si percepisce a colpo d’occhio.
Si è formato all’Istituto d’Arte “Pietro Selvatico” di Padova, poi ha perfezionato la lavorazione della creta nella bottega del maestro Massimo Antonelli. Negli anni ha esposto in numerose gallerie tra Padova, Venezia, Rovigo e oltre, ricevendo sempre più attenzione da parte di chi cerca un’arte autentica, lontana da sovrastrutture e formalismi.
Manuel è una persona riservata, molto quieta, con un modo di fare delicato e attento. Le sue creazioni, pur essendo essenziali, trasmettono passione, presenza e anima.
Il suo stile è riconoscibile: figure totemiche, linee semplici, materia viva. Utilizza creta, smalti, colori a olio o acrilici, talvolta materiali di recupero come stoffe, bulloni, elementi metallici. Le sue forme hanno qualcosa di primitivo e, allo stesso tempo, moderno. Oscillano tra astrazione e realtà, con richiami – forse inconsapevoli – a simboli arcaici o mitologici.
C’è qualcosa di arcaico nelle sue opere, qualcosa che non si può spiegare ma solo percepire. Ogni figura sembra trovarsi in una soglia tra umano e spirituale. E anche nei lavori più astratti, si avverte sempre un’urgenza espressiva sincera.